Blog

Anestesia locale o generale per la rinoplastica

Chi cerca la rinoplastica in anestesia locale cerca una decisione che non è pubblicata da nessuna parte. La linea guida nazionale di riferimento la attribuisce al medico anestesista, che sceglie la tecnica in funzione della propria valutazione e della procedura programmata. Questa pagina dice chi decide, su che cosa, e che cosa ne resta scritto.

Una donna con un maglione color crema, seduta, ascolta un uomo in divisa chirurgica blu con la cuffia e la mascherina abbassata, seduto di fronte a lei e colto mentre parla con le mani aperte. Alle loro spalle un monitor acceso, un apparecchio per anestesia con un pallone verde-azzurro e una finestra chiara.
Immagine illustrativa, non un paziente.

In breve

Chi decide
Il medico anestesistaLa linea guida nazionale di riferimento sulla valutazione preoperatoria scrive che la scelta e la condotta dell’atto anestesiologico sono di esclusiva competenza del medico anestesista, che decide la tecnica di anestesia e la preparazione alla procedura in funzione della propria valutazione e della procedura programmata, in considerazione delle preferenze del paziente e delle indicazioni del chirurgo.
Su che cosa
Due termini, non unoIl primo è la procedura programmata. Il secondo è la persona: fra gli obiettivi della valutazione preoperatoria la stessa linea guida mette quello di identificare condizioni non manifeste che possono richiedere trattamenti prima dell’intervento o modificare la scelta della tecnica chirurgica o anestesiologica.
Come si gradua l’idoneità
Classificazione ASALa società americana degli anestesisti scrive che lo scopo del sistema è valutare e comunicare le comorbilità preanestesiologiche del paziente, e che da sola la classificazione non predice i rischi perioperatori; usata insieme ad altri fattori, per esempio il tipo di chirurgia, la fragilità e il grado di decondizionamento, può essere utile a prevederli.
Quando
Entro trenta giorni, in ambulatorioPer le procedure di routine la linea guida nazionale ritiene auspicabile l’intera valutazione multidisciplinare in regime ambulatoriale, a una distanza dall’intervento entro 30 giorni. Aggiunge che eventuali questionari di autovalutazione possono integrare la visita anestesiologica, ma non la sostituiscono.
Che cosa resta scritto
Il consenso, in cartella clinicaLa legge 219 del 2017 vuole il consenso informato documentato in forma scritta, oppure con una videoregistrazione o, per la persona con disabilità, con dispositivi che le consentano di comunicare; in qualunque forma sia espresso, è inserito nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico. Lo stesso articolo stabilisce che il tempo della comunicazione tra medico e paziente costituisce tempo di cura.

La domanda arriva quasi sempre nella stessa forma: la rinoplastica in anestesia locale si può fare? La risposta non è un sì o un no generale, perché non è una proprietà dell’intervento.

La linea guida nazionale di riferimento sulla valutazione preoperatoria nomina i due termini della scelta: la valutazione dell’anestesista e la procedura programmata. Nessuno dei due si legge su una pagina, perché entrambi si stabiliscono in una visita.

Chi sceglie la tecnica di anestesia

La linea guida nazionale di riferimento sulla valutazione preoperatoria del paziente da sottoporre a chirurgia elettiva è esplicita: la scelta e la condotta dell’atto anestesiologico sono di esclusiva competenza del medico anestesista.

Decide la tecnica di anestesia e la preparazione alla procedura, in funzione della propria valutazione e della procedura programmata, in considerazione delle preferenze del paziente e delle indicazioni del chirurgo. Le preferenze contano, non decidono.

Che cosa è quel documento

Una linea guida nazionale di riferimento del 2005, elaborata da un gruppo di lavoro multidisciplinare costituito dall’Agenzia per i servizi sanitari regionali, anche in rappresentanza delle principali società scientifiche di competenza. Il testo avverte di non essere una direttiva che ciascun medico è vincolato ad applicare ad ogni paziente.

Quanto pesa la procedura programmata

Il primo dei due termini è l’intervento previsto, non il suo nome. Il servizio sanitario britannico descrive il rimodellamento del naso come eseguito di solito in anestesia generale, e indica da 1,5 a 3 ore.

La stessa fonte elenca modi diversi: il naso si riduce asportando parte della cartilagine e dell’osso, e se ne cambia la forma fratturando l’osso nasale e riposizionando la cartilagine. Quanto di questo sia previsto nel suo caso è il primo termine.

Il nome dell’intervento non basta a dirlo. Rinoplastica descrive l’operazione, e rinoplastica della punta il caso in cui si lavora soltanto sulla punta.

L’idoneità anestesiologica, e come si gradua

Il secondo termine è la persona. La valutazione preoperatoria serve anche a identificare condizioni non manifeste che possono richiedere trattamenti prima dell’intervento o modificare la scelta della tecnica chirurgica o anestesiologica: lo scrive la linea guida fra i propri obiettivi.

Quella idoneità ha una scala, che continua oltre la terza classe. Per la società americana degli anestesisti la classe I è un paziente normale e sano, la II un paziente con malattia sistemica lieve, la III un paziente con malattia sistemica grave.

Gli esempi per adulti che quella fonte accosta alla classe II sono quotidiani: fumatore attuale, gravidanza, obesità con indice di massa corporea tra 30 e 40, diabete o ipertensione ben controllati, malattia polmonare lieve. Sono esempi, non criteri.

Che cosa la classificazione non fa

La stessa fonte scrive che da sola non predice i rischi perioperatori, e che usata insieme ad altri fattori può essere utile a prevederli. Aggiunge che assegnare la classe è una decisione clinica, e che l’assegnazione definitiva avviene il giorno dell’assistenza anestesiologica, dopo che l’anestesista ha valutato il paziente.

Quando si fa la visita anestesiologica

La linea guida raccomanda una accurata valutazione preoperatoria prima di ogni procedura per la cui esecuzione è richiesta una prestazione anestesiologica. Per le procedure di routine ritiene auspicabile l’intera valutazione multidisciplinare in regime ambulatoriale, entro 30 giorni dall’intervento.

Un questionario non sostituisce la visita. Il testo ne raccomanda l’uso per facilitare l’anamnesi, e precisa che può integrare la visita anestesiologica ma non prenderne il posto.

Dove la valutazione può essere omessa

Lo stesso testo la ritiene sempre necessaria quando sia prevista una prestazione anestesiologica, e dice che può essere omessa nei pazienti apparentemente sani candidati a interventi in anestesia locale o sedazione. Gli esempi nominati sono le procedure odontoiatriche, dermatologiche ed endoscopiche: la chirurgia del naso non è fra quegli esempi.

Che cosa ne resta scritto

Qualunque tecnica venga scelta, la decisione non resta a voce. La legge 219 del 2017 vuole il consenso informato documentato in forma scritta, o con una videoregistrazione, o, per la persona con disabilità, con dispositivi che le consentano di comunicare.

In qualunque forma sia espresso, quel consenso è inserito nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico. Lo stesso articolo riconosce il diritto di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile su diagnosi, prognosi, benefici e rischi, e sulle possibili alternative.

E porta una riga che in una visita conta: il tempo della comunicazione tra medico e paziente costituisce tempo di cura. Domande da fare alla visita raccoglie le altre.

La domanda che resta aperta

Resta una domanda, e non si chiude leggendo. Quanto lavoro sull’osso serve al suo naso, e in che classe la collocherebbe la sua storia clinica, sono due rilievi: li fa chi la visita.

Fino a quel punto la risposta su locale o generale non esiste ancora, per nessuno. Esistono la regola su chi la darà e la forma in cui dovrà restare scritta.

Ci scriva una domanda