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Quando la rinosettoplastica è mutuabile

La domanda riguarda i soldi, ma la risposta riguarda un diritto. Il decreto che definisce i livelli essenziali di assistenza dedica agli interventi di chirurgia estetica una riga, e li garantisce solo in tre circostanze; quello che si opera per una ragione funzionale entra invece da un’altra porta dello stesso articolo. Questa pagina riporta la regola con le parole del decreto, dice chi la applica, e si ferma dove comincia il lavoro di chi visita. Qui non compare nessuna cifra.

Un uomo con la barba e gli occhiali, seduto a un tavolo chiaro accanto a una finestra, si tocca un lato del naso con l'indice mentre parla; di fronte a lui una donna in camice bianco sopra una divisa azzurra ascolta con gli avambracci appoggiati al tavolo. Sul tavolo una cartellina grigia chiusa e un piccolo modello anatomico di naso su una base bianca.
Immagine illustrativa, non un paziente.

In breve

La regola
Tre circostanzeIl decreto sui livelli essenziali di assistenza, all’articolo 38 comma 5, scrive che gli interventi di chirurgia estetica sono garantiti dal Servizio sanitario nazionale solo in conseguenza di incidenti, esiti di procedure medico-chirurgiche o malformazioni congenite o acquisite. Sono tre circostanze nominate, non tre modi di dire motivi medici.
Chi lo decide
Non chi fa il preventivoLo stesso decreto subordina l’erogazione all’indicazione sulla ricetta del quesito o sospetto diagnostico formulato dal medico prescrittore, e dove sono previste indicazioni di appropriatezza parla di una autonoma e responsabile valutazione del medico. Un chirurgo privato può operare, ma non può attribuire un diritto che non dipende da lui.
Dove si applica
Cornice nazionale, porta regionaleL’articolo 64 comma 1 prevede che appositi Accordi fissino criteri uniformi per individuare limiti e modalità di erogazione delle prestazioni che il decreto demanda alle regioni e alle province autonome. Per questo nessuna pagina, questa compresa, può dirle che cosa farà la sua regione.
Da farsi dare per iscritto
Consenso e onorarioLa legge 219 del 2017 vuole il consenso informato documentato in forma scritta, oppure con una videoregistrazione o, per la persona con disabilità, con dispositivi che le consentano di comunicare; in qualunque forma sia espresso, è inserito nella cartella clinica. Il codice di deontologia medica aggiunge che il medico comunica preventivamente l’onorario e che questo non può essere subordinato ai risultati della prestazione professionale.

Mutuabile è una parola vecchia, ma la domanda che porta è attuale: questo intervento lo paga il servizio pubblico? La risposta non è una cifra, è una condizione.

Il decreto sui livelli essenziali di assistenza non parla di nasi: dice quando un intervento di chirurgia estetica è garantito e che cosa un ricovero ordinario comprende. Nella rinosettoplastica quelle due regole cadono dentro una sola seduta.

Che cosa dice il decreto, con le sue parole

Il decreto del 12 gennaio 2017 definisce i livelli essenziali di assistenza, e all’articolo 38, quello sul ricovero ordinario per acuti, il comma 5 è una frase sola: gli interventi di chirurgia estetica sono garantiti dal Servizio sanitario nazionale solo in conseguenza di incidenti, esiti di procedure medico-chirurgiche o malformazioni congenite o acquisite.

Il comma 2 dello stesso articolo pesa quanto quello e si legge meno: nel ricovero ordinario sono garantite tutte le prestazioni cliniche, mediche e chirurgiche necessarie all’inquadramento diagnostico e alla terapia. Un intervento fatto per una ragione funzionale non chiede un’eccezione al comma 5, perché non è chirurgia estetica.

La legge che sta sotto

Il decreto attua l’articolo 1 comma 7 del decreto legislativo 502 del 1992, che esclude dai livelli di assistenza quello che non risponde a necessità assistenziali tutelate in base ai principi ispiratori del Servizio sanitario nazionale. Un criterio, non un importo.

Che cosa rende funzionale un’indicazione

Un setto storto, da solo, non è un’indicazione. I Manuali MSD, edizione professionale italiana, scrivono che le deviazioni del setto nasale dovute a uno sviluppo anomalo o a trauma sono diffuse, ma spesso asintomatiche e non richiedono alcun trattamento, e che è la deviazione sintomatica a causare ostruzione nasale. Non il reperto: il disturbo documentato.

Il decreto dice in che forma quel disturbo viaggia: l’erogazione della prestazione specialistica è subordinata all’indicazione sulla ricetta del quesito o sospetto diagnostico formulato dal medico prescrittore, e dove esistono indicazioni di appropriatezza serve una autonoma e responsabile valutazione del medico. Setto nasale deviato e rinosettoplastica trattano la parte clinica.

Qui non troverà una diagnosi

Chi pubblica questa pagina non visita nessuno e non può dirle se il suo respiro sia ostruito. Qui si nominano la regola e il documento che richiede; stabilire se lei vi rientri è un atto clinico.

Chi decide, e chi invece non decide

Non il chirurgo a cui chiede un preventivo, e non il sito che sta leggendo. La condizione la pone il decreto, il quesito diagnostico lo firma un medico, e limiti e modalità di erogazione il decreto li demanda alle regioni e alle province autonome (articolo 64 comma 1).

L’elenco è nazionale, la porta è regionale

Nel nomenclatore della specialistica ambulatoriale allegato al decreto la voce 21.88 settoplastica porta due marcatori: va eseguita in ambulatori protetti ovvero situati presso strutture di ricovero, e solo in ambulatori dotati di particolari requisiti e appositamente individuati dalla Regione. Lo stesso decreto fa però dipendere l’entrata in vigore di quelle disposizioni da un provvedimento separato sulle tariffe, che questa pagina non ha aperto: l’elenco è citato per quello che dice a livello nazionale.

Quando un solo intervento ha due parti

La rinosettoplastica è per definizione due cose in una sola anestesia: si corregge il setto e si rimodella l’esterno. La parte funzionale passa dal comma 2; la forma passa dal comma 5, che la garantisce soltanto in conseguenza di un incidente, dell’esito di una procedura medico-chirurgica o di una malformazione.

Nel decreto che abbiamo aperto niente rende garantito un desiderio sulla forma perché eseguito nella stessa seduta di una correzione funzionale, e dove quel testo lascia espressamente una spesa a carico dell’assistito parla di dispositivi e ausili, non di interventi. Come venga regolata una seduta mista è una domanda per la struttura.

Che cosa farsi dare per iscritto

Qualunque sia la risposta sul diritto, due cose non ne dipendono. La legge 219 del 2017 riconosce il diritto di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile sulle proprie condizioni di salute, vuole il consenso informato documentato in forma scritta o in una delle altre forme che la legge ammette, e riconosce il diritto di rifiutare un trattamento.

  • Che cosa copre l’informazione. Il codice di deontologia medica elenca percorso diagnostico, diagnosi, prognosi, terapia, alternative diagnostico-terapeutiche, prevedibili rischi e complicanze.
  • Chi lo raccoglie. Lo stesso codice definisce l’acquisizione del consenso un atto di specifica ed esclusiva competenza del medico, non delegabile.
  • L’onorario. Il medico lo comunica preventivamente, e non può subordinarlo ai risultati della prestazione professionale. Cosa deve contenere un preventivo elenca le voci di un’offerta scritta.
  • Se la finalità è estetica. Nell’informazione preliminare al consenso scritto il medico non suscita né alimenta aspettative illusorie e indica le alternative di pari efficacia.

Che cosa resta da chiarire, e chi può farlo

Restano due cose, e nessuna si chiude leggendo. La prima è se il suo respiro, misurato e messo per iscritto da chi la visita, regga un’indicazione funzionale: è un atto clinico, e questo editore non ne compie nessuno. La seconda è che cosa applichino la sua regione e la struttura a cui si rivolge: quella risposta sta in un documento da chiedere a loro.

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